


CADE UNA PORZIONE DELLO SPERONE
RESIDUO SULLA IV PALA DI S.LUCANO
Da segnalare il fatto che lo sperone principale stia perdendo massa con gradualità, diminuendo i volumi di un collassamento completo del roccione terminale di oltre 20.000 mc, il cui franamento avrebbe imprecisate conseguenze sull’area sottostante
(g.f.) Taibon Agordino. - Nella notte tra 7 e 8 ottobre 2011 dal
minaccioso sperone incombente sulla Valle di S.Lucano - dove nel 1908 è
avvenuta la frana di Pra e Lagunàz - si è verificato un importante distacco.
Si è trattato di uno scoscendimento che ha interessato una porzione del
residuo sommatale - pari a svariate centinaia di metri cubi - che è
precipitato nel canalone della Val del Pèz frantumandosi e imbiancando di
calcare polverizzato lo sbocco dell’imbuto dove si trovano i resti dei
villaggi sepolti nel 1908 ma senza minacciare da vicino la comunale
Taibon-Col di Pra. La frana non ha interessato dunque il pilastro principale
segnato da una lunga e conosciuta frattura
ma un diedro laterale la cui
instabilità era stata messa in evidenza proprio nel corso dell’Adunanza del
Cai con il libretto “Còi de Pèden” dove era indicata con precisione la zona
di un possibile, prossimo distacco.
È confermata così la precarietà dell’area dei Pizzet dove il geologo
originario di Taibon Giuseppe Ben unitamente a Celestino Del Din, lo scorso
agosto ha sistemato una serie punti di controllo dello spuntone principale
isolato dalla citata fessura e che costituisce il vero pericolo per la
sottoastante vallata come nel 2009 i geologi Fenti e Chiesurin avevano
specificatamente indicato negli atti del Convegno sul “Rischio geologico
nell’Agordino”. Lo scoscendimento ha provocato il distacco di altre zone
instabili nell’area adiacente ma soprattutto ha probabilmente messo in moto
dei meccanismi che potrebbero dar vita ad altri crolli, cosa del resto già
avvenuta non essendosi trattato di una solo singolo episodio ma di una serie
anche se i successivi al principale sono stati di esigue dimensioni; in ogni
caso dal basso il “dente” del Pizzet oggi appare ancora maggiormente
precario. Al momento della stesura dell’articolo la situazione è al vaglio
della municipalità ma è certo che alcuni controlli dovranno essere eseguiti
soprattutto per verifiche almeno con misure manuali. In questo scenario è
sicuramente positivo il fatto che lo sperone sommitale del Pizzet stia
perdendo massa con gradualità, diminuendo i volumi di un collassamento
completo della roccia in precario equilibrio e pari probabilmente a oltre
20.000 metri cubi: a questo punto classificabile come un potenziale
franamento dalle imprecisate conseguenze sull’area sottostante dove
insistono alcuni rustici e la carreggiabile che unisce Col di Pra al
capoluogo.
(Da L’Amico del Popolo, n. 48 del 24 ottobre 2011)